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Panaeolus

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Andar per funghi…

Panaeolus  papilionaceus (Bull. : Fr.) Quél. (1872)

 

Foto A. Miceli

Strano ma vero…!

I funghi, quei simpatici esserini che popolano, specialmente nel periodo autunnale, ma non solo, le aree boschive attirando la curiosità “mangereccia” dei numerosi “funciari”, sono soliti crescere sui substrati più vari, diversificati e strani. Generalmente si legano in simbiosi con svariate colture arboree ed arbustive affacciandosi dal substrato erboso del sottobosco ed assumendo, in tal caso, la conformazione di funghi “terricoli”; molto spesso, anche, si affacciano dalla corteccia degli alberi ancora in vita o in fase di decomposizione, assumendo, in tal altro caso, la conformazione di funghi “lignicoli”; ed ancora, strano ma vero, prediligono fruttificare e riprodursi su escrementi animali ed in tal caso vengono etichettati come funghi “fimicoli” (1)

E’ proprio il caso, appunto, di un piccolo basidiomicete che, per la tipicità della sua crescita, ha recentemente attirato la nostra curiosità micologica invitandoci allo studio della specie ed all’approfondimento delle nostre conoscenze in merito, suggerendoci, inoltre, di presentarlo sulle pagine della nostra rubrica micologica: Panaeolus papilionaceus

Foto F. Mondello

Genere Panaeolus (Fr.) Quél. 1872

Al genere appartengono funghi omogenei (quando cappello e gambo sono costituiti da analoga struttura molecolare, non separabili in maniera netta uno dall’altro) esili, caratterizzati da cappello, generalmente con forma conico-campanulata, di piccole dimensioni sostenuto da un gambo lungo ed esile; saprofiti (quando si nutrono di sostanza organica morta) ed a tipica crescita su escrementi animali. In particolare le lamelle, generalmente spaziate ed adnate (quando sono inserite sul gambo per tutta la loro altezza), di colore nero-nerastro, tendono, verso la maturità, ad assumere, su entrambe le facce, un aspetto marezzato (quando presenta un colore non uniforme ma variegato o venato come il marmo, con alternanza di screziature o venature chiare e scure) dovuto al diverso grado di maturazione delle spore non uniformemente distribuite sulla superficie delle lamelle stesse. Tutte le specie ospitate nel genere sono considerate di scarso valore alimentare e/o tossiche: se ne sconsiglia, quindi, il consumo.

   Foto A. Miceli

 

Panaeolus papilionaceus (Bull. : Fr.) Quél. (1872)

Mém. Soc. Émul. Montbéliard, Sér. 2 5:152 [122 repr.]

 

Basionimo: Agaricus papilionaceus  Bull. 1781

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Agaricales, famiglia Bolbitiaceae, genere Panaeolus.

Etimologia: Panaeolus dal greco pan = smagliante, variopinto.

Papilionaceus con l’aspetto di una farfalla con espresso riferimento al colore marezzato, non uniforme, delle lamelle.

Sinonimi principali: Agaricus equinus Pers. (1793); Agaricus campanulatus Fr. (1821); Agaricus sphinctrinus (Fr.) Quèl. (1872); Panaeolus campanulatus (L.) Quél. (1872); Panaeolus sphinctrinus (Fr.) Quél. (1872); Panaeolus retigurus (Fr.) Gillet (1878); Psilocybe campanulata (L.) Kuntze (1898).

Nomi volgari: Paneolo fasciato

  Foto A. Miceli

Descrizione macroscopica     

Cappello di piccole dimensioni, 2-4 cm. di diametro; inizialmente emisferico, poi ogivale, campanulato; superficie dapprima bianco-biancastro, crema-nocciola verso la maturità, lucida, sericea, con numerose piccole rughe ocracee con riflessi grigio-nerastri; margine appendicolato per residui velari. Imenoforo a lamelle adnate (quando si uniscono al gambo per tutta la loro altezza), fitte, intramezzate da lamellule (struttura lamellare interposta tra le lamelle stesse che, partendo dal margine del cappello, si interrompe prima di giungere al gambo) di diversa lunghezza, di colore grigio-nerastro non uniforme (marezzate) causa il diverso grado di maturità delle spore, filo lamellare più chiaro. Sporata nera, identificativa dei funghi appartenenti al gruppo dei melanosporei. Gambo cilindrico, esile, sottile, fragile, leggermente allargato all’apice e rastremato verso il basso, pruinoso e ricoperto da corta peluria su buona parte, striato nella parte alta e coperto da goccioline bianche che diventano presto nere per il deposito sporale. Carne esigua, inconsistente, grigiastra, con odore e sapore nulli.

Habitat

Tipica specie a crescita esclusivamente fimicola su letame equino o bovino, a volte anche su campi abbondantemente concimati.

Commestibilità

Specie priva di interesse alimentare, da considerare, in ogni caso, velenosa. Provoca sindrome psicotropa (2).

 

Specie simili

·        Paneolus semiovatus (Sowerby : Fr.) S. Lundell & Nannf. (1938)

Simile a P. papilionaceus per il medesimo habitat di crescita, per la conformazione conico-campunulata del cappello e per il colore grigio-nerastro delle lamelle irregolarmente macchiate (marezzate) a causa del differente periodo di maturazione delle spore, differisce per le dimensioni maggiori, per la presenza, sul cappello, specialmente nella zona apicale, di piccole placche di colore ocra che gli conferiscono un aspetto fessurato e per la presenza di un anello posizionato nella parte centrale del gambo. E’ l’unica specie appartenente al genere Paneolus munita di anello, tanto che in passato è stata trasferita nel genere Anellaria e, successivamente, a seguito accertamenti di natura molecolare, riposizionata nel genere di precedente appartenenza.

 

·        Conocybe coprophila (Kühner) Kühner (1935)

Con analogo e tipico habitat fimicolo e conformazione e dimensioni similari a P. papilionaceus, differisce per la colorazione del cappello che si presenta su toni crema-ocracei con macchie brunastre ad età avanzata e per il colore delle lamelle inizialmente biancastre poi tendenti al bruno-ocra

 

·        Conocybe filaris (Fr.) Kühner (1935)

Oltre che per l’habitat tipicamente terricolo, differisce per le piccole dimensioni, per il colore del cappello bruno-rossastro, per la presenza di anello sul gambo

 

·        Coprinus sterquilinus (Fr. ; Fr.) Fr. (1838)

Anche se nella conformazione morfologico-strutturale, specialmente allo stadio giovanile, presenta caratteristiche ben marcate che lo differiscono da P. papilionaceus; per l’analogo ambiente di crescita e per il similare colore delle lamelle, può essere confuso con quest’ultimo. Differisce per la conformazione del cappello ovoidale-allungato, ricoperto, da giovane, da ciuffetti lanosi di colore bianco; per la conformazione dell’imenoforo costituito da lamelle libere al gambo e inizialmente di colore bianco-rosato, nere a maturazione, per il gambo provvisto di anello verso la parte inferiore; per la deliquescenza della carne a maturità avanzata.

 

Note

Gli studiosi di micologia, in particolare quanti si occupano di funghi fimicoli, manifestano, da sempre, pareri discordanti in merito alla sinonimia o meno tra i quattro taxa: P. papilionaceus, P. sphinctrinus, P. campanulatus e P. retigurus considerati da alcuni quali entità a sé stante, da altri come analoga specie. Poiché l’argomento è di difficile trattazione e risoluzione, riteniamo che rimarrà aperto ancora per lungo tempo.

 

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(1)   Fimicolo: dal latino fìmus = letame e dal verbo colo = io abito, ovvero “cresco su letame”, con riferimento, quindi, all’habitat di crescita. Il termine indica, quindi, funghi che si nutrono e riproducono tipicamente su letame, su sterco in fermentazione, su concime organico e su campi abbondantemente concimati.

(2)   Sindrome psicotropa o psilocibinica: è la tipica sindrome da allucinazioni, dovuta all’azione della psilocibina (PSB), sostanza tossica isolata nel 1958, presente in diverse specie fungine appartenenti ai generi: Psilocybe, Gymnopilus, Inocybe, Panaeolus, Stropharia, Psatyrella. Si tratta di sindrome a breve latenza (quando si manifesta entro 6 ore dall’ingestione dei funghi), che si manifesta entro 30-60 minuti dall’ingestione della sostanza tossica; interessa principalmente il sistema nervoso centrale presentando un quadro clinico simile a quello da intossicazione da alcool con stato di ebbrezza e con allucinazioni uditive, olfattive e visive oltre a disturbi gastrointestinali quali nausea, vomito, crampi addominali, coliche ecc. [Pelle, 2007 - Assisi ed altri, 2008 – Oppicelli, 2012 - AGMT, 2013 – Milanesi, 2015]

Angelo Miceli

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Foto: Angelo Miceli

          Franco Mondello

 

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Bibliografia di approfondimento

  •   A.G.M.T. (Associazione Gruppi Micologici Toscani), 2013: Io sto con i Funghi. La Pieve Poligrafica, Villa Verucchio (RN) (Seconda Edizio

  •   Assisi Francesca, Balestreri Stefano, Galli Roberto, 2008: Funghi velenosi. dalla Natura, Milano

  •       Boccardo Fabrizio, Traverso Mido, Vizzini Alfredo, Zotti Mirca - 2008: Funghi d’Italia. Zanichelli. Bologna (ristampa 2013)

  •       Consiglio Giovanni, Papetti Carlo – 2009: Atlante fotografico dei funghi d’Italia, Vol. 3. A.M.B: Fondazione Centro Studi Micologici, Trento

  •  Lavorato Carmine, Rotella Maria – 2004: Funghi in Calabria. Guida per il riconoscimento delle specie. Raccolta e commercializzazione. Tutela ambientale e sanitaria. Edizioni Publisfera . San Giovanni in Fiore (CS)

  •  Milanesi Italo - 2015: Conoscere i funghi velenosi ed i loro sosia commestibili. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento

  •  Pelle Giovanna – 2007: Funghi velenosi e sindromi tossiche.  Bacchetta Editore, Albenga (SV)

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